Teoria Musicale | Perchè studiarla e come farlo in modo semplice ed efficace

In questo articolo ti spiegherò come studiare la teoria musicale in modo semplice ed efficace, senza perdere tempo inutilmente.

 

Teoria Musicale – Da dove iniziare

Studiare la teoria musicale è assolutamente noioso e spesso può apparire una grande perdita di tempo, soprattutto se nella vita si hanno anche tante altre cose da fare. Per questa ragione ho pensato che potesse essere utile creare una sorta di guida per comprendere come studiarla senza perdersi nei meandri della “teoria musicale inutile”.

Voglio farti una precisazione e arrivare subito al sodo: per suonare o comporre musica e canzoni, c’è bisogno di alcuni concetti di teoria musicale fondamentali.

Naturalmente non voglio spiegarti in questo momento il concetto del suono, di sviluppo delle onde sonore e tanti altri termini che per chi deve suonare possono essere secondari, soprattutto in alcune fasi dello studio; cercherò di arrivare al sodo parlando subito di ciò di cui hai bisogno.

Più precisamente ti parlerò degli intervalli musicali.

Ogni strumentista, o chiunque voglia comporre musica, deve avere a disposizione uno strumento musicale. Sia esso un pianoforte, una tastiera, una chitarra, un basso o ciò che hai ma per comporre musica, arrangiare o suonare, devi necessariamente avere a disposizione uno strumento musicale.

Come primo passo, quindi, ti consiglio di avere sempre accanto lo strumento e cercare di studiarlo con una certa costanza, possibilmente almeno trenta minuti al giorno.

Ti sembrerà strano ma tra lo studio della teoria musicale e dello strumento c’è una relazione molto stretta, legata soprattutto al fatto che la parte teorica la puoi apprendere molto più rapidamente se hai davanti a te il tuo strumento.

A mio avviso lo studio della teoria musicale è rivolto all’apprendimento nel tempo di quelle che sono le conoscenze armoniche e quindi l’armonia musicale.

Conoscere l’armonia è la chiave di volta per entrare completamente nel mondo della musica, sia essa eseguita che composta. Insomma, che tu sia uno strumentista o che tu sia un compositore o cantautore, devi necessariamente conoscere a fondo l’armonia musicale.

Tornando a noi, comunque, una volta che hai in mano il tuo strumento devi comprenderne l’utilizzo applicato alla teoria musicale.

Per questa ragione devi iniziare studiando gli intervalli musicali.

 

Teoria Musicale – Intervalli Musicali

Gli intervalli musicali rappresentano la distanza che c’è tra una nota e l’altra. Per distanza intendo dire le frequenze che passano tra una nota e l’altra.

Per essere più chiari, quando parlo di intervallo musicale parlo della differenza nel numero di frequenze che c’è tra una nota e l’altra.

Supponiamo ad esempio (inserendo dei numeri di frequenze casuali) che suonando la nota che potremmo chiamare DO3 questa generi 1.000 frequenze al secondo; suonando un’altra nota che potremmo chiamare ad esempio SOL3 che genera 1.500 frequenze al secondo. L’intevallo musicale è di 500 frequenze, cioè la differenza tra le 1.500 frequenze di SOL3 e le 1.000 frequenze di DO3.

Naturalmente, siccome questo discorso risulterebbe complicatissimo per chiunque, si utilizza un sistema comune a tutti i Paesi dell’occidente che prende il nome di sistema temperato ed è basato sugli intervalli musicali che prendono il nome di semitoni.

Per comodità e praticità, cioè, si è deciso di dividere queste distanze con un’unita di misura comune che è il semitono. Due semitoni possono formare un tono.

In sostanza, quindi, abbiamo cercato di riportare questi calcoli impossibili con delle unità molto semplici; un po’ come accade per il metro e i centimetri per misurare la distanza.

Nel nostro sistema musicale, quindi, l’unità di misura più piccola dell’intervallo musicale è il semitono. Due semitoni formano un tono.

Per cui, dovendo misurare la distanza tra una nota e l’altra, stabiliremo l’intervallo in base a quanti toni e semitoni sono presenti.

Prima di andare avanti è necessaria una piccola precisazione di carattere pratico. I semitoni possono essere di due tipologie: diatonici e cromatici.

 

Teoria Musicale – Tipologie di intervalli musicali

Gli intervalli musicali vengono calcolati considerando sia la nota di partenza che di arrivo e sono catalogati in questo modo:

Naturalmente gli intervalli vanno anche oltre la decima ma nelle fasi iniziali è meglio non andare oltre la decima poiché quando si parla di intervalli di undicesima o tredicesima si potrebbe generare confusione con le tensioni armoniche degli accordi che sono argomento ben diverso e del quale ho già parlato in questo articolo in cui parlo dell’importanza delle tensioni armoniche nell’armonia musicale.

In linea di massima, comunque, gli intervalli possono essere “misurati” senza un limite preciso, creando un ordine come quello che ti ho appena indicato.

Ogni intevallo, però, in base al numero di toni e semitoni che lo compongono risponde al nome di maggiore, minore, giusto, aumentato, diminuito, più che aumentato, più che diminuito.

Per cui, al di là del primo intervallo, denominato “unisono”, tutti gli altri appartengono almeno a due categorie precise.

In linea generale gli intervalli di seconda, terza, quinta, sesta, settima sono maggiori o minori, mentre gli intevalli di quarta, quinta e ottava sono giusti, aumentati, diminuiti.

 

Intevalli Maggiori e Minori

Vediamo ora uno per uno gli intevalli di seconda, terza, sesta, settima.

Per comprendere gli intervalli prenderemo come esempio la scala di Do Maggiore: Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – (Do)

Poichè abbiamo detto che nel calcolare gli intervalli contiamo sia la nota di partenza che di arrivo, se consideriamo la distanza Do – Re è una seconda, ed è una seconda maggiore. Tale distanza è composta da due semitoni, uno cromatico Do – Do# e uno diatonico Do# – Re.

Il semitono diatonico più il semitono cromatico formano la distanza di un tono.tastiera del pianoforte

L’intevallo Do – Re è un intevallo di seconda maggiore.

La seconda minore è costituita da un semitono in meno ed è Do – Reb. Il nome utilizzato di Reb è molto importante, poiché se lo avessimo chiamato Do#, pur avendo la stessa distanza a livello di frequenze, non sarebbe stata la stessa cosa a livello armonico.

Come ti ho già detto più volte, infatti, è molto importante comprendere l’armonia musicale per conoscere a fondo la musica.

Il criterio che ho applicato all’intervallo di seconda può essere ripetuto a tutti gli altri intervalli.

Per praticità, considera che anche l’intervallo di terza, sesta e settima sono maggiori se li consideri in riferimento alla scala di do maggiore, per cui di conseguenza troverai tutti gli intervalli minori una volta individuati i maggiori.

Gli intervalli e molti altri argomenti li tratto in maniera approfondita nel mio video corso di armonia moderna.

 

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