Fabrizio De Andrè canzoni: racconto di un poeta.

Fabrizio De André, è considerato uno dei cantautori più eclettici del panorama musicale italiano.

Da molto tempo ormai le sue canzoni sono annoverate come vere e proprie poesie,

punto di riferimento della produzione poetica di fine Novecento.

La sua vita artistica ha avuto una vena inesauribile ed ancora oggi, anche i più giovani, fanno riferimento alle sue canzoni.

La scuola genovese e l’influenza dei cantautori francesi.

E’ conosciuto anche come Faber nomignolo che gli fu attribuito dal suo amico di infanzia Paolo Villaggio, per la sua passione per i pastelli e le matite della Faber-Castell.Fabrizio De Andre - Paolo Villaggio

In quasi quarant’anni di attività artistica, De André ha inciso quattordici album in studio ed alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi riedite in antologie. Molti testi dei suoi brani parlano di storie di emarginati, ribelli e prostitute, e sono considerate da alcuni critici vere e proprie poesie, tanto da essere inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni settanta.

Fabrizio De André è per questo considerato una figura di riferimento della canzone italiana, appellato talvolta come “il cantautore degli emarginati” o il “poeta degli sconfitti”.  La rivista Rolling Stone Italia posiziona il suo album Crêuza de mä al quarto posto nella classifica dei migliori album italiani.

Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco è uno degli esponenti della cosiddetta Scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. È l’artista con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con sei Targhe e un Premio Tenco.

Da giovane si avvicina alla musica grazie al cantautore Georges Brassens, del quale De André tradurrà alcune canzoni, inserendole nei suoi primi album a 45 giri. Nel 1964 incide il famoso brano “La canzone di Marinella”, che gli darà il grande successo e la notorietà a livello nazionale tre anni dopo, quando sarà interpretata da Mina; il testo è in apparenza fiabesco ma ispirato a un fatto di cronaca. Nel 1966 escono i due singoli La canzone dell’amore perdutoAmore che vieni, amore che vai.

Saranno proprio questi due ultimi 45 giri ad aprirgli le porte del successo.

La Buona Novella ed il successo degli anni settanta.

Con la produzione “ La buona novella” un album importante, che interpreta il pensiero cristiano alla luce di alcuni vangeli apocrifi, sottolinea l’aspetto umano della figura di Gesù, in forte contrapposizione con la dottrina di sacralità e verità assoluta, che il cantautore sostiene essere inventata dalla Chiesa al solo scopo di esercizio del potere

Nel disco suonano, tra gli altri, I Quelli, che nel 1971, dopo l’ingresso di Mauro Pagani, cambiano il nome in Premiata Forneria Marconi

Sono anche gli anni in cui De André fa le sue prime esperienze di spettacoli dal vivo: lavoratore instancabile e al limite del perfezionismo in studio di registrazione, il cantautore invece non riesce a trovare il coraggio e a vincere la timidezza per esibirsi in pubblico, verso il quale aveva più volte dichiarato di essere “allergico” e di patirne un “timore oscuro”.

Fu l’impresario teatrale Sergio Bernardini a riuscire a portare Faber a esibirsi per la prima volta dal vivo, davanti al pubblico della Bussola.

Negli anni settanta De André traduce canzoni di Bob Dylan, Leonard Cohen , Georges Brassens. Tale lavoro porterà all’uscita dell’album Canzoni del 1974.

Nel 1975 collabora con il giovane Francesco De Gregori nella scrittura della maggior parte dei brani dell’album Volume VIII, non privo di sperimentazione, in cui sono affrontate tematiche esistenziali quali il disagio verso il mondo borghese.

Nel 1978 la Premiata Forneria Marconi idea e realizza nuovi arrangiamenti di alcuni dei brani più significativi del cantautore genovese, proponendo a De André, inizialmente restìo ad accettare, un tour insieme, che parte il 21 dicembre 1978 da Forlì e continua per tutto il mese di gennaio 1979.

L’operazione si rivela positiva, tanto che il tour origina due album live (i primi album live del cantautore), tra il 1979 e il 1980, che conoscono entrambi un ottimo successo di vendite, anche se il secondo non riesce a bissare i risultati del primo

Alcuni degli arrangiamenti realizzati dalla PFM saranno poi utilizzati dal cantautore fino alla fine della sua carriera, come nei casi di Bocca di Rosa, La canzone di Marinella, Amico fragile, Il pescatore. Nei casi di Volta la carta o Zirichiltaggia dei tour Anime Salve e M’innamoravo di tutto (gli ultimi due tour prima dell’ultimo in assoluto, interrotto) De André torna agli arrangiamenti dell’album in studio.

Il successo di Creuza De ma e le canzoni in lingua etnica.

Nel 1982 fonda una propria etichetta discografica la Fado con cui pubblicherà dischi di Massimo Bubola, dei Tempi Duri (la band del figlio Cristiano) e della moglie Dori Ghezzi.

Nel 1984 esce Crêuza de mä, disco dedicato alla realtà mediterranea e per questo cantato interamente in lingua genovese, con l’importante collaborazione di Mauro Pagani, curatore delle musiche e degli arrangiamenti.

Creuza de mä è oggi considerato di fatto una pietra angolare dell’allora nascente world music, nonché un caposaldo della musica etnica tutta. Creuza de mä è anche l’album che libera De André dalle impostazioni vocali ereditate dalla tradizione degli chansonniers francesi, che gli garantisce la libertà di espressione tonale al di fuori di quei dettami stilistici che aveva assorbito da Brassens.

Nel 1988 collabora con Ivano Fossati, cantando nella canzone Questi posti davanti al mare (contenuta nell’album La pianta del tè) insieme a Francesco De Gregori e allo stesso Fossati.

Comincia poi la lavorazione del suo album successivo, che viene pubblicato all’inizio del 1990: Le nuvole, titolo che (come nella omonima commedia di Aristofane) allude ai potenti che oscurano il sole.

Il disco vede nuovamente la collaborazione di Mauro Pagani per la scrittura delle musiche e di Ivano Fossati come coautore di due testi in genovese, Mégu Megún e ‘Â çímma, oltre che di Massimo Bubola per il testo di Don Raffaè  e Francesco Baccini per quello di Ottocento. Con questo album De André torna in parte al suo stile musicale più tipico, affiancandolo alle canzoni in dialetto e all’ispirazione etnica.

Fossati sarà presente, inoltre, nella realizzazione del concept album Anime salve, pubblicato nel 1996, duettando con De André nel brano omonimo. Incentrato sul tema della solitudine, è anche l’ultimo album in studio del cantautore e viene considerato uno dei suoi capolavori, al pari dei suoi dischi più celebrati del passato, nonché come il testamento musicale ed etico di De André.

Il disco rappresenta un viaggio ideale nella solitudine e nell’emarginazione, sia quella dei generici “ultimi”, sia quella dei rom, del marinaio, della transessuale e dell’artista stesso; allo stesso tempo rappresenta un attacco alle “maggioranze” che opprimono le minoranze (Smisurata preghiera), al razzismo e all’indifferenza della società di fine millennio. Presente è anche l’ormai consueta sonorità etnica nei brani: Disamistade, Prinçesa e Dolcenera, quest’ultima tra le canzoni più amate e conosciute dal pubblico, tra quelle dell’ultimo periodo.

Le grandi collaborazioni dell’ultimo periodo.

Fra il 1990 e il 1996 collabora con vari autori, sia come autore sia come co-interprete, nei rispettivi album: tra essi ricordiamo Francesco Baccini, i Tazenda, Mauro Pagani, Teresa De Sio, i New Trolls  e il figlio Cristiano De André. Nel 1997 esce Mi innamoravo di tutto, una raccolta di live e studio in cui duetta con Mina ne La canzone di Marinella, e che sarà l’ultima pubblicazione della sua vita: la copertina è una delle più celebri e riprodotte immagini artistiche di De André, una foto scattata dalla moglie Dori Ghezzi raffigurante il cantautore con la sigaretta in mano, ripreso quasi dall’alto.De Andre mi innamoravo di tutto

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