Come insegnare musica ai bambini: i migliori metodi

Insegnare musica con il METODO AGAZZI

Metodo Rosa Agazzi ABC canto educativoIl metodo di Rosa Agazzi si basa sul pensiero per il quale il canto può essere appreso tramite vari tipi di imitazione, come ad esempio dal gioco o dalle parole, facendo si che sia sempre integrato con le attività quotidiane del bambino.

Agazzi da‘ particolare rilievo sia a quella che è la bellezza del suono in sé, sia alle norme regolatrici dell’educazione vocale come ad esempio: la respirazione, la pronuncia, la posizione della bocca e la compostezza dell’individuo e il suo senso ritmico.

Quest’ultimo viene perfezionato abbinandolo alle molteplici attività, mentre l’insegnante lo rimarca al cembalo o al pianoforte. Successivamente si collegheranno parole e ritmo.divisione in sillabe

Per capirci meglio, facciamo pronunciare al bambino parole con due, tre o quattro sillabe e, in contemporanea, gli facciamo battere le mani a tempo con la cadenza delle stesse. Si farà per gradi e il bambino passerà al tempo successivo, quindi in questo caso alla parola trisillaba, solo quando avrà assimilato in modo ottimale il tempo precedente (parola bisillaba).

Stessa cosa vale per i suoni: si inizia con un solo suono, aggiungendo successivamente altri suoni, proseguendo tramite semitono.

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Insegnare musica con il METODO DALCROZE

ÉMILE JAQUES-DALCROZE E IL RITMO.

Émile Jaques-Dalcroze diventa conosciuto, nel campo della formazione musicale, nel 1905, grazie al criterio formativo della ginnastica ritmica.

Questo tipo di didattica definisce l’allievo come entità globale, con competenze e capacità già acquisite.

La disciplina pone in modo centrale il movimento, mettendo anche  in relazione le movenze naturali del corpo, il linguaggio musicale e le capacità di immaginazione e riflessione.

Attraverso la ritmica si crea una connessione tra ciò che si percepisce e le azioni, che diventano consapevoli, facilitando così l’incremento del pensiero musicale contemporaneamente al ragionamento, alla funzione mnemonica, alla concentrazione e all’inventiva.

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Come già precisato precedentemente, le differenti tipologie del discorso musicale vengono comprese e formulate con il moto: vengono dati, da un docente, degli stimoli a cui l’individuo risponde, con movimenti spontanei.Emile Jaques Dalcro ritmica

Successivamente ci si sposta sulle sfere cognitiva, dell’inventiva e della socialità. Tutto ciò seguito dall’elaborazione concettuale dell’esperienza.

Le tre basi fondamentali di questo metodo, inoltre, sono:

      1. La ritmica, con la quale si accresce l’abilità di reazione istintiva del corpo alle melodie attraverso il movimento.
      2. Il solfeggio.
      3. L’improvvisazione, che svincola le possibilità dell’estro del singolo.

Bisogna comunque partire dalla marcia, che è l’azione più semplice e cadenzata, per poi, successivamente, allontanarsi sempre di più dalla schematizzazione, lasciando la libertà di trovare i movimenti che più si ritengono corretti nell’immaginario personale.

Ad ogni modo, prima di poter studiare ed esercitarsi con lo strumento scelto, bisognerà affrontare la musica in tutti i suoi livelli di complessità.

Insegnare musica con il METODO GORDON

Edwin E. GordonEdwin E. Gordon inventa, dopo oltre 50 anni di ricerca, una teoria chiamata Music Learning Theory (MLT).

Essa ha come scopro primario la nascita e lo sviluppo del rapporto tra i bambini e la musica, sin dall’età neonatale, seguendo però la propensione e le abilità di ciascuno.

Paragona, inoltre, l’apprendimento musicale a quello del linguaggio.

La capacità primaria, secondo Gordon, che bisogna avere nell’avvicinamento al mondo della musica è “L’Audiation”.

L’Audiation è una caratteristica basilare per capire, ascoltare ed improvvisare musicalmente. Inoltre, per far si che essa si sviluppi correttamente, il bambino deve vivere in un ambiente ricco musicalmente e stimolante.

Il movimento ed il gioco sono i fattori fondamentali per migliorare la comprensione e l’ascolto musicale.

Troviamo otto diverse tipologie di Audiation, tante quante sono gli approcci alla musica:

L’assimilazione dell’infante è al proprio massimo nei primi cinque anni di vita, che diventano, quindi, fondamentali nel facilitare l’accrescimento musicale del bambino, in modo tale che possa capire, ammirare e comunicare attraverso la musica anche in età adulta.

La gamma musicale che i bambini ascoltano cambia, generalmente, a seconda dell’ambiente culturale in cui crescono, assorbendo ed abituandosi alla musica che li circonda, considerandola, con il passare del tempo, familiare.

Insegnare musica con il METODO KODALY

Zoltán Kodály

Zoltán Kodály fu il precettore che rivoluzionò l’istruzione musicale ungherese a tutti i livelli di preparazione scolastica.

Il cuore della sua filosofia era la priorizzazione della musica all’interno della vita dell’uomo e della società stessa. La musica, inoltre, doveva venir indottrinata basandosi su dei principi pedagogici fondamentali.

In questo caso, comunque, non parliamo di un vero e proprio metodo quanto piuttosto di un concetto, questo perché Kodály non scrisse mai un trattato pedagogico su di esso.

I punti fondamentali del Concetto sono:

Secondo Kodály, l’educazione musicale deve iniziare al concepimento di un bambino, poiché le preferenze e le abilità sono maggiormente influenzabili nell’infanzia, in questo modo si creerà una sensibilità musicale anche in colui non seguirà un percorso di studi musicali.

Di grandissima importanza è la scelta della documentazione da utilizzare nell’insegnamento: deve essere materiale di alto livello artistico e adatto all’età e alla maturità degli studenti.

Lo scopo principale è far si che il maggior numero di persone si approcci alla musica di qualità e, sempre secondo l’idea di Kodály, l’unica attività che porta ad un avvicinamento e che permette di educare una moltitudine di persone, sicchè ognuno possiede lo “strumento” che serve in modo naturale, è il canto corale.

Il canto aiuta l’adattamento e socializzazione, a sviluppare un utilizzo espressivo della voce e a dar sfogo all’emotività naturale dell’uomo.

Kodály attribuisce il compito di sviluppare il desiderio di avere cultura musicale alla scuola pubblica, che deve inevitabilmente impiegare docenti competenti.

La didattica deve avere un certo tipo di impostazione: gli elementi successivi devono sempre avere un riferimento rispetto a quelli già trattati. La percezione che lo studente deve avere è quella di  dover utilizzare quello che già sa per assimilare ciò che non sa. In questo modo si arriva ad un apprendimento sostanzioso e durevole.

Insegnare musica con il METODO MONTESSORI

MARIA MONTESSORI

Maria Montessori sviluppa, poco a poco, l’interesse nell’educazione, dopo lunghi studi, grazie anche alla sua esperienza lavorativa con i subnormali e con persone con handicap.

La Montessori, all’interno del suo metodo, da grande importanza all’educazione della sensibilità acustica, utilizzando esercizi come la “lezione del silenzio“, dove il bambino cer­cherà di ascoltare e riconoscere suoni e rumori che lo circondano, e allo sviluppo dei  cinque sensi del bambino, cercando di mettere in comunicazione il più possibile le esperienze musicali all’uso dei sensi.

Uno dei più im­portanti modelli del suo metodo, in riferimento all’uso dei sensi, è l’impiego di una serie di campane che riproducono toni e semitoni compresi in un’ottava, quin­di diverse di suono ma uguali in dimensione, forme e materiale.

I bambini potranno toc­carle e osservarle liberamente, al fine di sviluppare e rendere consapevole la percezione auditiva, anche attraverso vari giochi ed espe­rimenti che potranno fare con quest’ultime.

In questo metodo hanno grande rilievo anche le esercitazioni ritmiche, evidenziate dall’uso di diversi strumenti di cui si dispone.Metodo montessori

La durata degli esercizi non deve superare i 20 minuti, specialmente se essi non comprendono il movimento; in ogni caso, quando i bambini mostrano segni di noia o stanchezza, bisognerà ridurre la durata del canto.

Il canto sarà sempre accompagnato da uno strumento, e per quanto riguarda l’insegnamento dello stesso dovremo tener presenti questi elementi:

      1. Dare la nota di inizio;
      2. Lasciare che i bambini acquistino notevole sicurezza di intonazione in questo eserci­zio; 
      3. Tener sempre presente la personalità del bambino, in modo che il contatto con la mu­sica, anche quando non si tratta proprio del canto, avvenga nel modo più efficace e piacevole.

Insegnare musica con il METODO SUZUKI

SHINICHI SUZUKIShinichi Suzuki andò in Germania, negli anni ’30, per studiare violino con Karl Klingher, un affermato violinista e insegnante tedesco dell’epoca.

Il suo obiettivo, venendo in Europa, era ben più grande rispetto al semplice studio del violino: egli venne per comprendere il reale significato dell’Arte. Appare chiaro che il repertorio insegnato agli studenti del metodo Suzuki, dai pezzi più elementari fino ai brani da concerto, si rifà interamente all’eredità culturale compositiva classica europea, principalmente tedesca, italiana e francese.

In occidente, il metodo Suzuki, viene definito come un processo di assimilazione per imitazione e per questo viene notevolmente criticato.

Suzuki aveva intuito che proprio l’imitazione è alla base del processo d’apprendimento umano nei primi stadi della vita e, attraverso il metodo che egli denominò “della lingua madre“, dimostrò che si poteva insegnare ad un bambino così come gli si insegna a parlare: niente di più scontato, eppure niente di più innovativo per quei tempi.

Come, infatti, un bambino assimila la parola ascoltando e ripetendo continuamente le parole dette dai genitori, così impara a suonare ascoltando e ripetendo continuamente un frammento, una melodia che gli stessi genitori, guidati dall’insegnante, gli proporranno nel corso della giornata affinché gli risulti conosciuto.Metodo Suzuki
Poiché la musica sarà entrata a far parte in modo del tutto naturale della vita del bambino e della sua famiglia, diventerà per loro “metodo di vita“, attraverso il quale verrà costruito il carattere, il buon gusto, si svilupperanno le buone maniere e si imparerà ad entrare in relazione con gli altri rispettando le regole.

Inoltre, attraverso l’inserimento nei gruppi, inizialmente di ritmica e successivamente d’orchestra, il bambino, sempre insieme alla sua famiglia, potrà confrontarsi con i suoi compagni, imparando a capire in modo reale il proprio ruolo all’interno di un gruppo, il proprio stile, la propria capacita’ di stare e di fare con gli altri senza rinunciare ad essere se stesso.

Insegnare musica con il METODO YAMAHA

Yamaha Logo MusicaLa metodologia Yamaha nasce nel 1954 in Giappone. Lì si sperimentò la prima classe d’insieme composta da bambini in età compresa dai 3 ai 5 anni. Da allora il metodo si è sviluppato enormemente in tutto il mondo. Tanto che, mondialmente, esiste un’équipe di esperti in educazione musicale infantile che, insieme a specialisti come ad esempio psicologi e pedagogisti, si dedica all’elaborazione e al perfezionamento costante del metodo stesso.

Si tratta di un sistema che, in modo del tutto rivoluzionario, pone la pratica prima della teoria.

Il metodo inverte il processo tradizionale di insegnamento della musica, che prevede prima la comprensione dello scritto e poi l’avvicinamento alla musica, che sia suonata o cantata. Il metodo Yamaha parte, invece, come già anticipato, dall’esperienza, dal suonare e dal cantare per poi accedere, nell’età appropriata, alla concezione teorica.

Tre sono le caratteristiche fondamentali di questo metodo:

      1.  L’utilizzo della tastiera elettronica, come soluzione per realizzare un’educazione musicale completa. La tastiera ha un’accordatura che non subisce modifiche e questo porta allo sviluppo dell’orecchio. Inoltre, ha tasti facilmente riconoscibili e suonabili anche da manine molto piccole, come possono essere quelle dei bambini. Inoltre, aiuta in modo immediato la familiarizzazione con gli strumenti orchestrali.
      2. Lo sviluppo della creatività.
      3. L’attenzione alle esigenze specifiche di ogni fascia d’età, all’interno di lezioni collettive.Metodo Yamaha

A seconda delle fasce d’età sono previsti percorsi differenti:

Insegnare musica con il METODO ORFF

Metodo OrffCarl Orff sviluppa il suo metodo d’insegnamento grazie ad una serie di  personali esperienze didattiche denominandolo “L’Orff-Schulwerk“.

Le due caratteristiche fondamentali del metodo sono:

                  a. La ricerca dell’elementarità

                  b. La metodologia pratica.

Orff ha grande considerazione del fattore ritmico, della sua importanza nel movimento, nella voce e nella musica strumentale.

La musica definita come “elementare”, è musica a misura di bambino,  facilmente comprensibile e accessibile attraverso l’utilizzo di una scala musicale composta da 5 note.

Successivamente fu creato uno strumentario pensato per il raggiungimento dei nuovi scopi:

Con questo particolare metodo il bambino si avvicina alla musica in modo attivo, “creandola”, utilizzando strumenti conosciuti, venendo stimolato a scoprire nuove esperienze musicali, stimolando, inoltre, la fantasia del bambino stesso.

Contemporaneamente a tutto ciò, viene sviluppata anche la sua formazione, generale, individuale e sociale.

Insegnare musica con il METODO STEINER

Rudolf SteinerPur non essendo un metodo prettamente rivolto all’insegnamento musicale, il metodo steiner è di grande rilevanza per quanto riguarda la didattica in generale.

Nel 1919 Rudolf Steiner sviluppa la così detta “pedagogia Waldorf” o “Steineriana“.

Le scuole che utilizzano come metodo di insegnamento la pedagogia steineriana basano il loro approccio educativo sull’antroposofia, una disciplina sviluppata da Steiner per indagare su quelli che ritieneva fossero i collegamenti fra mondo fisico e spirituale.

Lo svolgimento delle lezioni è concepito secondo una successione il più possibile rispettosa della stagione e dei momenti di passaggio della natura. Vi è inoltre un’attenta organizzazione degli ambienti destinati all’apprendimento, realizzati con materiali “naturali” ed esteticamente gradevoli, in modo da curare la percezione sensoriale dell’allievo attraverso la bellezza e la salubrità degli spazi.Scuola steineriana

Steiner indica tre periodi tipici dell’educazione, corrispondenti ai tre settenni:

      1. il primo settennio dalla nascita ai sette anni, basato sull’imitazione;
      2. il secondo dai sette ai quattordici anni, basato sull’immaginazione;
      3. il terzo dai quattordici ai ventuno anni, particolare importanza hanno le forze intellettuali e di pensiero.

La disciplina principale, nei primi otto anni scolastici, viene impartita da un unico insegnante che svolge il ruolo di mentore.

Negli anni della scuola superiore diversi insegnanti della materia primaria si alternano nell’impartirla. il fine dell’approfondimento dei contenuti didattici è quello di migliorare l’aspetto che concerne i concetti e di sviluppare una capacità di giudizio autonoma.

La scuola vuole dare un’educazione organica al bambino e, dunque, non si assegnano valutazioni. Non sono, inoltre, previste bocciature in questo tipo di percorso scolastico.

Una risposta

  1. Salve.
    L’insegnamento della musica, a seconda delle varie fasce d’età e delle loro esigenze personali ma anche oggettive-sociali, deve seguire una contemporaneità con altri insegnamenti in modo da poter permettere una formazione completa di base per ogni singolo bambino portandolo ad un equilibrio anche interiore di comprensione ed azione.
    Grazie…

    un motto: Fede, mele, carne, malva, un pò di vino, una preghiera…educazione, esperienza e competenza…

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